CI SIAMO TRASFERITI!!!

Grazie alla vostra partecipazione ed interesse ci siamo accorti che volevamo più spazio per le nostre e le vostre idee sul web.

Per questo motivo abbiamo messo a punto un nuovo blog che speriamo vi piaccia quanto e più di questo.

Il nuovo indirizzo è

www.circolodanilodolci.it

Visitatelo e diteci cosa ne pensate!!!

Marchionne in fonderia

Giovedì, 24 marzo, ore 21
Proiezione del documentario di Lorenzo Alberghini
al Centro Sociale XM24 – Via Fioravanti 24 (Bologna)
ENTRATA LIBERA

Sulla Fiat di Termini Imerese e sul mondo sindacale.

Confronto con l’esperienza argentina di occupazione delle fabbriche da parte degli operai.

Al termine della proiezione interventi di:
Lorenzo Alberghini,  autore
Mauro Zani,  ex europarlamentare
Tullio Maccarone,  fabbriche autogestite argentine
Raffaele Timpano,  cooperazione internazionale
Cesare Evangelisti, Lavoratori in lotta della Fabbrica Verlicchi

Info: 3922219186

L’autogestione alla Verlicchi (guarda il video)

Pagina facebook

Si parla di elezioni

23 marzo, ore 19.30,  ci vediamo in via Mondo 44, a casa di Simona

Torniamocene da dove veniamo

CRONACHE DI ORDINARIO DEGRADO – COSA SI SCOPRE QUANDO NON CI SI RASSEGNA ALL’INDIFFERENZA

E’ una giornata splendida a Bologna, passeggiare in bici il sabato pomeriggio è uno vero piacere. Improvvisamente il mio sguardo incrocia un manifesto, colore verde che richiama la mia curiosità. C’è un disegno, una scritta, mi avvicino. Rimango paralizzato.

Sul manifesto c’è raffigurata una fila di persone in fila davanti ad una porta che reca la scritta “Comune di Bologna”. Ma le persone non sono persone qualsiasi, o per lo meno, non lo sono nelle intenzioni del disegnatore: sono immigrati.

C’è un cinese davanti a tutti: ha la pelle gialla e due dentoni enormi. E’ dietro di lui c’è una donna con un bambino in braccio, ma non ci può essere alcun equivoco: dall’abbigliamento e dall’espressione truce è una zingara. Subito dopo un uomo di colore, addobbato come un venditore ambulante: è un negro. Ed infine, il più pericoloso di tutti: un arabo, con la barba lunga e lo sguardo maligno: è un terrorista: con una mano spinge via le ultime due figure della vignetta che sono il vero messaggio del manifesto: un vecchietto impaurito che tiene per mano il suo povero nipotino, anch’egli terrorizzato da tanta arroganza. La famiglia italiana (il nonnino e il suo dolce nipotino), soggiogata ed impaurita dall’orda dei barbari.  I loro diritti espropriati. La loro tranquillità irrimediabilmente perduta. La colpa è degli “altri”: gli invasori, i negri, i cinesi, gli islamici, gli zingari.

La vignetta era già di per se sufficientemente eloquente ma un messaggio finale ha ribadito la brutalità del concetto: “Indovina chi è l’ultimo? A Bologna prima i Bolognesi!”

Basta così è troppo. Non riuscirei a tornare a casa tranquillo. Sento il cuore a mille. Mi sento profondamente insultato. Annoto indirizzo e numero di telefono e vado alla ricerca di spiegazioni: Lega Nord Bologna, Via Ugo Bassi 3c.

La sede è nuova di zecca, lego la bici ed entro.  Dentro ci trovo 4 giovani militanti in camicia verde ed una giovane ragazza abbronzata, in tacchi alti e minigonna, che parla continuamente al telefonino.

Chiedo: avete affisso voi questo manifesto? (mostro la foto che ho appena scattato)

–          Certo e allora?

–          Volevo dirvi che, come cittadino, mi sono sentito profondamente offeso da questo messaggio e credo che sia una vera istigazione al razzismo. Vi chiedo di rimuoverlo.

–          Noi non siamo razzisti! Con questo manifesto vogliamo solo fare capire ai bolognesi che ci sono persone che vengono in Italia e godono di privilegi che non gli toccherebbero, togliendoli agli italiani.

–          Ma lei sa che gli immigrati versano fra imposte e contributi più di quanto ricevono in termini di servizi?

–          Questo lo dice lei. Il Nord paga sempre il conto di tutto. Ha letto il libro “Il sacco del Nord?”

 

A questo punto entra nella discussione la ragazza del telefonino che con piglio aggressivo mi dice:

 

–          Cosa vuole?

–          Voglio dirvi che questo manifesto è una porcheria. E che ne sono indignato

–          E lei è indignato per così poco? E invece dovrebbe essere indignato con questa gentaglia, questi zingari, questi marocchini, che vengono nel nostro paese, molestano le nostre donne (!), urinano nei nostri ospedali!

–          Lei non crede che persone che vivono e lavorano in un paese, abbiano gli stessi diritti di chi ha il sangue bolognese?

–          No.

–          Però non siete razzisti, vero?

–          No! e se non sta bene in questa città se ne può pure tornare da dove viene!

 

L’art. 1 della legge Mancino dispone quanto segue: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, […] è punito: … b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.

La propaganda della Lega Nord, oltre a contravvenire la legge, alimenta ed incita palesemente l’odio razziale, propagandando tesi ed immagini impregnate di discriminazione razziale, culturale e religiosa, che offendono 50mila persone che vivono, risiedono e lavorano legalmente a Bologna.

Io voglio che quel manifesto sia rimosso. Subito.

Raffaele Timpano

Special Economic Zone: l’odore dell’India è cambiato

IL RACCONTO DI UN NOSTRO COMPAGNO APPENA RIENTRATO DALL’INDIA
Sono appena tornato da un lungo viaggio in India, nel corso del quale ho fatto una visita singolare,   molto attinente con il lavoro che stiamo sviluppando al Circolo.  E’ una visita ad una città molto speciale,  si chiama Sri City, nel Tamil Nadu.

E’ una città che non esiste ancora, ma che ha già il suo sito e  compare sulla mappe di Google.  Si chiama “Sri City”,  ed è l’ultima frontiera della globalizzazione. Il viaggio è lento, sono solo 50 km da Chennai ma le autostrade indiane sono strisce di asfalto su cui le automobili non riescono ancora ad imporre la loro legge ed è tutto uno zig zag fra mercatini, animali e biciclette, che dura 2 ore. Alla fine arriviamo, ma della città, in realtà non vi è traccia. E’ solo un ingresso, con degli uffici, tante bandiere ed un gran cartellone che dice “Benvenuti”. Ci accolgono con corone di fiori. La solerte e simpatica guida ci introduce negli uffici, presentandoci una giovane manager, che ha organizzato una conferenza per spiegarci cosa sarà “Sri City”. C’è anche una bandierina italiana sul tavolo, ed alla parete l’orologio segna l’ora di Roma.

La giovane manager è sicura di sé. Il suo inglese è fluente ed ha risposte convincenti ad ogni obiezione e ad ogni minimo dubbio. “Sri City – dice- è una SEZ, una Special Economic Zone, ovvero un posto in cui le imprese multinazionali potranno venire, insediarsi, produrre senza pagare tasse di nessun tipo”.

Il governo indiano sta investendo molto su progetti come questi, perché sa che alle imprese multinazionali bisogna fornire le condizioni migliori per convincerle ad investire in India. E “Sri City” sarà la SEZ più grande di tutto il sud India ed anche quella più all’avanguardia. Da Sri City le imprese potranno produrre e vendere sul mercato indiano. Ma anche esportare verso i loro paesi d’origine.

Anche se ora ci sono solo campi, pecore e capannoni in costruzione “Sri City” ospiterà fra 5 anni diverse centinaia di migliaia di abitanti. Sarà più grande di Bologna (24 kmq) e le persone che si convinceranno ad andarci a vivere e lavorare avranno benefici impensabili per una famiglia indiana normale: scuole internazionali, centri medici di eccellenza, intrattenimento, alloggi moderni, centri commerciali, servitù, verde e pulizia.

Per convincerci delle sue parole, la giovane manager ci ha preparato un bus e ci porta in giro per l’area. In breve percorriamo le strade di ciò che sarà Sri City. Aveva ragione: ovunque si intravedono capannoni ed edifici in costruzione. Alcuni sono già stati comprati, altri sono addirittura già operativi, e non è difficile immaginare che gli spazi stiano andando a ruba e che fra qualche mese saranno già stati tutti venduti

-“Ci sono già imprese italiane che hanno deciso di investire in Sri City?”, le chiedo.

– “Certo per il momento sono 3 (evito di riportarvi i nomi), ma speriamo che dopo la vostra visita ce ne siano molte altre…!”

Durante il giro, il bus passa veloce vicino un campo di case in lamiera ed altre poverissime abitazioni. 600 in tutto.

–          “Chi abita in queste case?”, le chiedo.

–          “Il progetto prevede anche una soluzione abitativa per gli unskilled labour staff”, mi risponde.

–          Avete pensato proprio a tutto! Ed anche queste famiglie potranno beneficiare di scuola ed assistenza sanitaria? – Le chiedo.

–          Of Course, – dice ammiccando, if they can afford…!

Il bus ci riporta alla partenza, il tour è terminato.

Gli imprenditori italiani sono, ovviamente, molto colpiti. Dal loro punto di vista il progetto ha vantaggi enormi: 15 anni di esenzione totale sulle imposte sul reddito, esenzione totale da dazi doganali, IVA e tasse locali, acquisibilità di imprese indiane fino al 100% del loro capitale (in India non era permesso oltre il 49%), possibilità di aprire conti offshore (che impediscono controlli monetari di qualsiasi tipo),  introduzione del sistema dell’autocertificazione e divieto di controlli su qualsiasi regola in materia di lavoro, import/export ed altre questioni amministrative, benefits enormi per i manager e gli staff internazionali (case di lusso, scuole internazionali, servizi sanitari con standard di primissimo livello, servizi di “sicurezza”, pulizia, ecc.).

Oggi, in paesi che già offrono alle imprese multinazionali vantaggi enormi rispetto all’occidente ,  sono operanti oltre 3000 SEZ, in 120 paesi diversi,  la maggior parte delle quali sono situate in Cina ed in India. La SEZ più famosa, Shenzhen, in Cina, ha trasformato un piccolo villaggio di poche centinaia di anime, in un centro di oltre 10 milioni di abitanti nel giro di 20 anni. Solo in India sono in progetto 550 SEZ, 220 sono già operative.

Quante sono le aziende italiane che hanno investito ed investono in “Zone Economiche Speciali”in India e nel mondo?

Quante di queste utilizzano le SEZ come piattaforme per la reimportazione dei loro prodotti nel loro paese di origine, magari con il marchio “Made in Italy”? Quante di loro hanno chiuso stabilimenti in Italia? Quanti loro dipendenti ed operai sono stati licenziati nei loro paesi di origine? Quante di loro ricevono contributi dal governo, a qualsiasi titolo?

Il nome Sri City, la città del futuro, è ispirato dalla Religione Hindu: Sri, in Tamil è grazia, abbondanza, ricchezza, luce, splendore, bellezza, amorevolezza. Strana scelta per una zona franca. Ma è, ancora una volta l’ inganno, l’ombra, il gioco di specchi, la Caverna di Platone.

“Strana immagine è la tua – disse – e strani sono quei prigionieri”. Somigliano a noi – Risposi”(Platone, Repubblica).

Vogliamo l’acqua e il sole, mica la luna

Fonte: Redattore Sociale

E’ lo slogan con cui il comitato referendario 2 si’ per l’acqua bene comune ha lanciato questa mattina a Roma la manifestazione nazionale per il 26 marzo, in vista del referendumcon cui i cittadini saranno chiamati a decidere sulla gestione del sistema idrico e il ritorno del nucleare.

“Una manifestazioneche chiamera’ in piazza non solo il popolo dell’acqua – ha affermato Paolo Carsetti del comitato referendario – ma anchetutti i movimenti che lottano contro il nucleare e in generale tutti quelli che si impegnano e hanno a cuore tutto cio’ che è identificabile come bene comune”.

Un anno fa era partita la campagna per la raccolta delle firme, sottoscritta da oltre un milione e quattrocentomila persone, per convocare un referendum che abrogasse “la gestione privatistica econ sole logiche di profitto di un bene fondamentale e universale come l’acqua – ha osservato Carsetti – Una campagna che ha dimostrato di unire davvero gli italiani e in occasione dei 150anni dell’unita’ d’Italia doneremo una raccolta delle foto delle tante manifestazioni che si sono svolte in tutta Italia al presidente della Repubblica”.

Per la consultazione popolare non e’ stata ancora stabilita una data, “ma il ministro Maroni sembra orientato sull’ipotesi del 12 giugno”. Una scelta considerata dai comitati promotori untentativo di sabotare la consultazione oltre che uno sperpero didenaro per il mancato accorpamento con le elezioni amministrative, previste invece per maggio: “Ci devono spiegareperche’ spendere 400 milioni per avere date separare, non ci sono ragioni tecniche che impediscono l’accorpamento”, ha continuato Carsetti , che ha anche parlato di una volonta’ di scoraggiare la partecipazione al voto da parte dei cittadini a favore degli interessi di poche aziende e dei sostenitori del no.

“E’ interesse di chi vuole l’acqua privata far calare il silenziosul referendum.
Per questo chiediamo di appendere alle finestreuna bandiera per chiamare tutti al voto e a partecipare a unascelta cosi’ importante”, ha aggiunto Carsetti presentando labandiera bluette con i simboli della campagna e l’invito ascegliere il si’ al referendum.

E a sottoscrivere l’appello alla mobilitazione c’e’, oltre  al Coordinamento degli enti locali per l’acqua bene comune (“Adaprire i cortei ci saranno proprio i gonfaloni degli entilocali”, ha assicurato Carsetti), anche il comitato anti-nucleare Ispe: “Il ritorno al nucleare sarebbe una scelta scellerata – hadichiarato Mauro Mocci dell’Ispe – Io sono un medico di famigliae per la salute pubblica e’ necessario tenere nella giustaconsiderazione le questioni ambientali. Le centrali nucleari sono pericolose, e non solo in condizioni eccezzionali, per esempioper un incidente, ma anche in condizioni di assoluta normalita’, ci sono studi che hanno dimostrato un aumento di patologie tumorali, specie nei bambini, nel raggio di cinque chilometri attorno alle centrali. Inoltre sappiano che ci sono ancora moltiproblemi insoluti, ad esempio la Germania ha problemi con leinfiltrazioni, e le scorie continuano a essere un problema anchequando sono sotto controllo. Percio’ chiediamo che sia applicatoil principio di precauzione anche su una materia cosi’ delicatacome il nucleare”.

Cosa sta succedendo?

Un mese fa’ Se non ora quando, una marea di persone ha invaso il centro di Bologna in maniera allegra e composta per chiedere le dimissioni del presidente del consiglio. Secondo Repubblica erano 50.000, a chi ci è stato e ha visto da Piazza XX settembre a Piazza dei Martiri un unico enorme corteo,  sono sembrate molte di più.  Sabato scorso potevano essere 10.000, praticamente tutta via Indipendenza, a manifestare nello stesso modo per salvare la scuola pubblica. Niente bandiere di partito, nessuno o pochissimi slogan.

Quella del 13 febbraio è stata probabilmente una delle tre manifestazioni (le altre due sono state il Vaffa Day di Beppe Grillo e il primo 2 Agosto) più grandi degli ultimi 30 anni, quella di sabato è stata di gran lunga la più grande di quelle centrate sulla scuola.

Forse a Bologna, come in tante altre città,  sta succedendo qualcosa che bisogna provare a capire.